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20/07/2006
VINO: NUOVE FRONTIERE
Milano – L’Onav Lombardia, ha ospitato nella sua sede di Milano, una delle prime degustazioni di vini prodotti in India, dell’azienda Vintage Wines presentata dall’enologo friulano Andrea Valentinuzzi.
Le nuove rotte del vino puntano anche verso l’India, un paese con un futuro aperto ed un mercato con prospettive molto interessanti.
L’India è una repubblica federale, con 28 stati più sette territori, dove si parlano 23 lingue ma l’Indi è la lingua ufficiale assieme all’inglese. La regione più indicata per la coltivazione della vite è al nord, nello stato del Maharashtra, con capitale Mumbai (Bombai), dove si riesce ad ottenere un riposo vegetativo delle piante e produzione qualitativamente migliori.
In questo stato si collocano i die terzi della viticoltura indiana, che si estende complessivamente su circa 60 mila ha., una superficie grosso modo simile a quella dell’Emilia Romagna.
Il distretto di Nashik è l’area viticola più estesa del subcontinente indiano, situato a meno di 200 km. da Mumbay e si trova a circa 600 metri d’altitudine. In India le stagioni sono tre: l’estate, (febbraio- maggio) caratterizzata da caldo torrido con temperature massime oltre i 40°C ed umidità molto bassa; il periodo dei monsoni, (giugno-settembre) dove le temperature sono comprese entro valori più bassi, 25-31°C, ma l’umidità aumenta notevolmente con percentuali che arrivano anche al 90%.
Infine l’inverno (ottobre-gennaio) in cui le temperature diurne sono decisamente gradevoli oltre i 20 °C mentre di notte possiamo toccare i 5°C per qualche giorno. Le precipitazioni annuali si attestano su una media di 510 mm/anno, quindi poter attingere a risorse idriche nella coltivazione diventa fondamentale.
Il vino rappresenta un segmento crescente, anche se per ora costituisce solo l’0,8% dell’intero mercato. Nel 2005 il mercato del vino indiano è stato di 0,65 milioni di casse. La produzione interna, copre più del 65% del mercato in termini di valore e oltre l’80% per quanto riguarda il volume.
Va ricordato anche che il mercato del vino, negli ultimi tre anni è aumentato di oltre il 22%, grazie alla liberalizzazione in ambito industriale e commerciale che ha consentito l’importazione. Inoltre il retaggio culturale inglese ha da sempre incentivato l’importazione di superalcolici, che per ovvi motivi oggi è ostacolato dal governo che incoraggia invece il consumo alternativo di vino.
Grazie alla cosiddetta “Grape & wine policy” del 2001 promossa dal Governo, per la prima volta in India il pubblico si unisce al privato attraverso programmi mirati e volti a favorire una sana politica vinicola a basso tasso alcolico e soprattutto rispettosa del coltivatore.
L’India quindi fa gola a tutti e Enofly, agenzia di consulenza agronomica ed enologica, frutto di un progetto realizzato da un team di giovani professionisti, già presente in India dal 2003, grazie alla sinergia fra gli enologi Luca Zavarise ed Andrea Valentinuzzi, ha iniziato a vinificare nel marzo del 2005.
La filosofia è quella aiutare l’imprenditore viticolo a sviluppare il suo progetto dal vigneto alla vendita finale, dove verrà collocata la bottiglia, a programmare gli investimenti ed ottenere quindi i benefici attesi e ad organizzare qualsiasi operazione necessaria sia in campagna che in cantina.
Per compiere questo a livello internazionale occorre una buona esperienza sui mercati di mezzo mondo, ma ciò è nel bagaglio di esperienze del gruppo di lavoro dove Andrea Valentinuzzi ha lavorato in Ontario, in Sud Africa e ora mantiene collaborazioni attive con la Romania.
L’azienda Vintage Wines di proprietà dei Sig. Patil Suresh e Yatin, due imprenditori affermati nella produzione mineraria indiana, si è rivolta perciò alla conoscenza viticola ed enologica italiana, che grazie alla collaborazione stretta tra Enofly e Synthesis, ha permesso la realizzazione di una delle prime cantine indiane interamente allestita con tecnologia e know how italiani.
Due anni fa i due imprenditori indiani si recarono al Vinitaly per avere un panorama informativo esauriente e quindi, supportati da Enofly, acquistarono tutta tecnologia italiana.
L’area di produzione di Vintage Wines, si chiama Nashik Valley ed è paragonabile alla Napa Valley californiana. Si trova a circa 350 km a nord-est di Mumbai e qui si concentra la quasi totalità della produzione delle uve sia da tavola che da vino.
L’India ha una lunga tradizione nella coltivazione dell’uva da tavola, è la principale fornitrice del mercato inglese, che grazie alla mano d’opera che costa pochissimo, pretende per i propri clienti grappoli quasi cesellati, cioè cerniti attraverso l’ausilio di forbici nel peso e nella forma voluta dal contratto di acquisto. “L’India è un mondo a parte – spiega Andrea Valentinuzzi- si provano sensazioni così diverse, difficili da spiegare: vi è un clima molto particolare, un numero infinito di persone, con un approccio filosofico alla vita così diverso dal nostro, anche fare il vino è un’attività molto diversa da quella che svolgiamo nella nostra vecchia Europa. “tutto è possibile, ma niente è prevedibile” “La cantina, a partire da gennaio 2005, fu costruita in soli quattro mesi, con il contributo di 500 persone, pagate circa 1 euro al giorno, che lavoravano incessantemente, come delle formichine – ricorda Valentinuzzi e Luca Zavarise – senza attrezzi e senza lamentarsi, con gioia ed armonia”. Gli ettari in produzione sono per ora 15 ha, per lo più coltivati con il sistema di allevamento a lira (Y) derivante dalla coltivazione di uve da tavola.
Il portainnesto utilizzato è generalmente il Bangalore Dogridge di estrazione americana, ma alcune piante sono ancora a piede franco, perché la fillossera non rappresenta un problema al momento, considerando anche il fatto che quando i vigneti vengono sommersi durante la stagione dei monsoni le condizioni per la sopravvivenza diventano proibitive per questo parassita. Fra i problemi maggiori ci sono però gli attacchi di alcuni insetti piuttosto che attacchi funginei.
In futuro è prevista l’estensione ad altri 30 ha che verranno piantati a cordone speronato nel corso del 2006 con barbatelle certificate provenienti dai vivai italiani. In India infatti, sostiene Valentinuzzi, non esiste protezionismo per il materiale vivaistico come prevede l’Australia o la California, per il semplice motivo che i materiali introdotti sono sicuramente più sani di quelli presenti sul territorio.
Le varietà attualmente in produzione sono Chardonnay, Chenin Blanc, Cabernet Sauv. e Syrah, ma le prove già iniziate prevedono l’impianto di nuove varietà come Sangiovese, Nero d’Avola, Grillo, Pinot Bianco e Sauvignon, con portinnesti razionali come il Kober 5 BB e il 1103 Paulsen, molto robusti e adatti al clima indiano.
“Tra i vantaggi di coltivare la vite in India- continua Valentinuzzi – c’è senz’altro il fatto che se si hanno a disposizione risorse idriche, si possono gestire i vigneti ottimamente perché durante la stagione buona non piove mai, si può quindi realizzare una costanza qualitativa della produzione, cosa che accade in pochi altri Paesi del mondo.
La prima vendemmia è stata realizzata a Vintage Wines nel marzo 2005 ed il primo imbottigliamento nel gennaio 2006, per una cantina modello, di stile italiano, un fenomeno unico e interessante per un Paese affascinante come l’India.

 

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