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27/12/2005
Poca luce? Stendiamo un telo
da Corriere Vinicolo
Le problematiche relative alla maturazione, sono tra le preoccupazioni più sentite in tempi di vendemmia dai viticoltori, soprattutto se il tempo è stato ballerino e avaro di belle giornate durante l’ estate. Sicuramente ci sono zone viticole in Italia che non hanno di questi crucci, per intenderci il Sud, mentre altre, come quelle del Nordovest e del Nordest, soffrono sensibilmente a causa di tempi di maturazione incerti.
Sembra comunque che questi problemi possano essere risolti, ce ne siamo resi conto dopo una camminata in alcuni vigneti friulani con Andrea Valentinuzzi e Stefano Menotti, enologi della Synthesis, che hanno applicato per la prima volta in Italia una straordinaria soluzione: Extenday.
Si tratta di un telo riflettente, concepito e realizzato in Nuova Zelanda da Jonathan Toye, un frutticoltore, che lo ha brevettato soprattutto per un miglioramento della qualità della frutta (colore, sapore, dolcezza, pezzatura e conservabilità) e per un anticipo della maturazione.
Viene realizzato con materiali che garantiscono la migliore resistenza al calpestamento e la permeabilità all’acqua e all’aria; lo studio delle sue caratteristiche e la particolare configurazione della tramatura, permettono al telo di fornire la massima efficienza in termini di riflessione nel breve periodo e la massima durata in termini di prestazioni nel lungo periodo.
Uno dei vantaggi più interessanti del telo riflettente è dovuto al suo utilizzo per diversi anni consecutivi, mantenendo gli stessi risultati nel corso delle varie annate e garantendo un opportuno ammortamento dell’investimento.
Extenday viene semplicemente steso tra i filari dei vigneti e teso con degli appositi elastici, muniti di ganci, ancorati alla stessa palatura del vigneto: in questo modo si ottiene un piano flottante carrabile, che permette di realizzare tutte le operazioni agronomiche normalmente applicate dalle aziende. La sua applicazione aumenta la riflessione di una determinata lunghezza d’onda, in pratica aumenta la quantità della luce, ottenendo un maggiore effetto della fotosintesi.
In questo modo, una giornata nuvolosa diventerà una giornata di sole, perché la luce riflessa viene quintuplicata, mentre in una giornata illuminata dal sole, la luce aumenterà proporzionalmente. L’epoca di posa del telo è molto importante in quanto, a seconda del suo momento fisiologico e dalla sua applicazione, si ottengono diversi risultati; il periodo migliore per la sua applicazione è appena dopo la fioritura; la sua rimozione corrisponde con il momento di raccolta.
“Garantendo una sufficiente protezione dalle scottature– spiega Stefano Menotti - i vantaggi più evidenti sono il miglioramento delle condizioni di illuminazione della zona produttiva, la riduzione dei costi necessari alla manutenzione dell’interfilare e il miglioramento delle condizioni microclimatiche dell’impianto viticolo, che ostacolano lo sviluppo delle principali fitopatie.
Proprio per il minor utilizzo di trattamenti, l’ uva risulta più sana; infatti è stato dimostrato che la luce riflessa ostacola la formazione dell’oidio ed attualmente sono in corso degli studi in Australia sull’inibizione che il telo produrrebbe sullo sviluppo del micelio della botrite.
Altro vantaggio è la forte riduzione dei fenomeni erosivi causati da eventi meteorologici particolarmente violenti, con un miglioramento nella gestione delle riserve idriche del terreno, grazie all’assorbimento del telo che filtra acqua fino a 6 mm/ora.
Il telo mantiene ideale l’umidità del terreno appena al di sotto, eliminando anche le rugiade infettanti e mantenendo quindi in “stand-by” il fattore erboso. Un'altra curiosità, ancora da dimostrare, è quella che l’utilizzo del telo sia in grado di aumentare il numero di lombrichi nel terreno e quindi in proporzione, la produzione di humus nelle zone adiacenti (10 cm) sotto di esso”.
“Sono tutte osservazioni- spiega Andrea Valentinuzzi – in fieri, cioè che nascono con l’utilizzo di questo materiale fino ad ora poco diffuso nei vigneti italiani.
Riguardo ai prodotti ottenuti si possono constatare diversi risultati, diciamo entusiasmanti, tra i quali l’ottenimento di pezzature e colorazioni migliori, perché favorisce la distensione cellulare e la moltiplicazione cellulare della bacca con un conseguente aumento del peso dell’acino e la riduzione dei costi di raccolta, in seguito all’uniformarsi delle condizioni di maturazione del prodotto spazialmente disposto sulla pianta.
Con la stessa parità di superficie, ma con condizioni di maturazione nettamente superiori, si ottengono raccolte più pesanti, mantenendo lo stesso numero di gemme.
Da un punto di vista organolettico delle uve sono state riscontrate maggiori quantità di precursori d’aroma, grazie ad un aumento dei carotenoidi, caratterizzanti le uve bianche; mentre nelle varietà a bacca rossa si registra un aumento nella quantità di antociani con il conseguente risultato di ottenere tannini più dolci e maturi adeguati alla produzione di vini rossi più eleganti e fruttati”.
“Ciò non significa – aggiunge Valentinuzzi – che l’utilizzo dell’Extenday permetta di sopperire a fattori limitanti di natura pedogenetica, che rendono alcune zone meno vocate di altre. Extenday lavora sinergicamente con il sito nel quale viene utilizzato, in quanto, eliminando l’ultimo ostacolo all’incremento della produttività, ossia l’insufficienza di luce, permette di ottenere migliori risultati produttivi e qualitativi. In ogni caso, in qualsiasi situazione pedoclimatica, è possibile modificare la produzione portandola da livelli qualitativi medi a buoni, semplicemente grazie al maggior apporto di luce”.
Sul prodotto finito, sono state effettuate degustazioni alla cieca da un panel di assaggiatori ed il risultato finale mette chiaramente in evidenza delle significative differenze tra il vino prodotto dalle uve locate in vigneti con un’esposizione minore al sole ed il vino prodotto da uve locate in quei vigneti che avevano goduto dell’apporto dell’Extenday. Le prove in campo con il telo Extenday sono state effettuate fino ad ora in alcuni vigneti friulani, come in uno di Tocai dell’ azienda Schiopetto nel 2003 comparando l’uva raccolta in un altro vigneto coltivato nella stessa zona e con lo stesso protocollo. “Abbiamo così ottenuto – spiega Stefano Menotti– significative differenze, ottenendo maggiore aromaticità, con profumi e aromi più persistenti, assenza di note vegetali e un considerevole aumento di peso dei grappoli.
Con la presente vendemmia ulteriori esperienze sono in corso sul Cabernet Sauvignon e sulla Ribolla Gialla nella zona Friuli Colli Orientali Doc e con il Tocai friulano nella zona del Friuli Annia Doc”.

 

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